Vietare il poker nei circoli privati? La trovata di una politica scollegata dalla realtà

erika stefani
Erika Stefani, Lega Nord, prima firmataria del discusso disegno di legge

“Art. 6.
(Contrasto al gioco illegale ed irregolare)

[…]

2. Il gioco del poker con vincita in denaro, in tutte le sue varianti, non è ammesso all’interno dei circoli privati.”

E’ notizia delle ultime ore la proposta di un disegno di legge presentato dalla Lega a firma della senatrice Erika Stefani che ha come oggetto le “Misure di contrasto al fenomeno della ludopatia e razionalizzazione dei punti di rivendita di gioco pubblico”. All’interno del documento, nell’articolo 6 (“contrasto al gioco illegale ed irregolare”) trova spazio il divieto sopra citato, che vorrebbe impedire il gioco del poker all’interno dei circoli privati, delegando ai soli casinò l’onere e l’onore di mantenere in vita il poker live dello Stivale.

Ci sembra incredibile dover sottolineare l’evidente incongruenza di un disegno di legge che, per contrastare il gioco illegale e irregolare, propone di vietare il gioco del poker proprio in quei luoghi in cui è più semplice esercitare un controllo e garantire il rispetto della legalità. Ci sembra incredibile ma evidentemente dobbiamo farlo.

 

Come al solito, inoltre, la Lega brilla nel proporre soluzioni alternative. Vuoi giocare a poker? Esistono i casinò per farlo.

Ovviamente tutti conosciamo la capillarità e la qualità dei casinò Made in Italy. Pensiamo alla comodità di un giocatore siciliano, pugliese, toscano o emiliano desideroso di una partita a poker nel weekend con gli amici. Non potendo più recarsi al circolo della sua città, il nostro bravo giocatore certamente prenderà treno, macchina o aereo per giocare a Sanremo, Saint-Vincent, Campione o Venezia. Indubbiamente molto comodo. Senza considerare che mai i giocatori verrebbero sfiorati dall’idea di organizzare una bisca a casa di amici o nel retro di qualche bar. Ci mancherebbe.

 

Sottolineate le evidenti lacune logistiche, pensiamo anche al lato sociale della questione.

I circoli di poker immaginati da chi ha scritto questo disegno di legge, è evidente, hanno l’aspetto di fumose sale sotterranee in cui avanzi di galera e paria sociali si giocano gli ultimi averi sperando nel favore della dea bendata. Peccato che la realtà sia ben diversa. La maggior parte dei circoli di poker sono innanzitutto luoghi di aggregazione, e per questo hanno una forte valenza sociale e una stretta connessione con il territorio. Vietare il gioco all’interno dei circoli significa privare i cittadini (perché i giocatori sono cittadini, e pagano le tasse come tutti) di uno spazio in cui dedicarsi alle proprie attività ricreative con altre persone che condividono la stessa passione. Nel rispetto della legalità. Purtroppo però la figura stereotipica del giocatore, nel 2018, è ancora evidentemente troppo forte per far si che tra istituzioni e gioco si instauri un rapporto sereno. Eppure, stando a un articolo di Repubblica, lo Stato guadagna dal gioco circa 8 miliardi di euro all’anno: parliamo del picco europeo in rapporto al PIL.

 

Le conseguenze infatti sarebbero ovviamente negative anche dal punto di vista economico. La storia insegna che il proibizionismo è una scelta retrograda e inefficace. Per dirla all’italiana, “fatta la legge, trovato l’inganno”. Il divieto porterebbe a un proliferare delle attività clandestine, distruggendo posti di lavoro di chi fa business in maniera legale e aumentando, verosimilmente, le entrate della malavita.

Se è questa la volontà della Lega allora il disegno di legge si muove nella direzione giusta. Se invece l’obiettivo vuole essere quello di regolamentare in maniera definitiva (!?) il mercato del gioco, allora siamo molto lontani dal raggiungerlo. Il primo passo sarebbe di gettare il velo d’ipocrisia che da sempre aleggia sulle questioni relative al gioco in Italia, e vedere i giocatori per quello che sono: semplici cittadini, come tutti noi. Qui non si vuole negare l’esistenza di una possibile condizione patologica legata al gioco compulsivo, sia chiaro; si vuole sottolineare l’ingiustizia dell’equazione “giocatore = ludopatico” sottintesa a ogni proposta di legge in merito all’argomento.

 

Finché non si guarderà al gioco con le lenti dell’obiettività sarà difficile avere una regolamentazione equilibrata sulla questione. E, visto come siamo messi, servirà ancora molto tempo. Nel frattempo, possiamo solo appellarci al buonsenso di chi ci governa, nella speranza che non si facciano troppe cazzate.

 

[Andre]