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Romagica! I giallorossi schiantano il Barcellona e danno una lezione a Messi e al calcio italiano

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manolas spiritato

Kostas Manolas si è regalato una serata che non dimenticherà facilmente

Partiamo da un presupposto: la serata di ieri sera dell’Olimpico ha un valore che esula dal risultato, seppur prestigiosissimo – la semifinale di Champions – che ha portato in dote, per entrare di diritto nella galleria delle imprese sportive più grandi di sempre.

Non si esagera, perché a essere sinceri nessuno pensava come reale la possibilità che la Roma, questa Roma, potesse annichilire così il Barcellona e qualificarsi alla semifinale dopo aver subito 4 reti nella gara di andata – che però, è giusto ricordarlo, ha esibito un passivo del tutto esagerato rispetto ai valori espressi in campo.

 

La sensazione comune, prima della partita, era quella di un’impresa possibile solo a metà: ci si immaginava una Roma volenterosa, volitiva, capace magari di trovare il vantaggio, per poi finire preda dei propri limiti ed essere punita dallo spietato Barca: più esperto nel giocare partite di questo tipo, più forte, più abituato a vincere. Un copione insomma al quale i tifosi italiani, al di là di qualsiasi campanile, sono stati ben abituati a furia di batoste subite dalla squadra estera di turno.

E invece.

Invece Dzeko e compagni hanno ben pensato di riscrivere la storia della Roma e degli ultimi anni di calcio italiano con una serata perfetta, totale. A cominciare dalla testa: perché non batti 3 a 0 il Barcellona di Messi se non sei tu il primo a credere di potercela fare.

 

In questo i meriti vanno a Di Francesco, che mai si è nascosto e che ha confezionato una gara tatticamente perfetta, dall’inizio alla fine – cambi inclusi. I 3 centrali difensivi schierati contemporaneamente si sono letteralmente mangiati il duo Messi-Suarez, regalando ad Alisson una serata in pantofole. Il centrocampo ha lavorato perfettamente in fase di recupero palla e verticalizzazione immediata, agevolato dall’ottimo lavoro delle punte. Ogni meccanismo ha funzionato alla perfezione ieri sera. Con 3 giocatori chiave, uno per ruolo: Manolas, De Rossi e Dzeko.

 

Il greco ha segnato il gol qualificazione, degno coronamento di una prestazione epica in cui, insieme agli ottimi Fazio e Jesus, non ha praticamente fatto vedere palla a chiunque in maglia blaugrana si avvicinasse all’area romanista, Messi incluso: non pervenuto l’argentino ieri sera.

Daniele De Rossi una serata così se la meritava decisamente, dopo le troppe amarezze degli ultimi anni di maglie azzurre e giallorosse: una prestazione con un cuore e due…polmoni giganti, un esempio di come non sia mai troppo tardi per vivere emozioni di un certo tipo, a distanza di 12 anni dalla finale mondiale del 2006.

Infine, Edin Dzeko. Il bosniaco ha dimostrato ancora una volta di essere un attaccante dalle caratteristiche incredibili: forza fisica, tecnica, generosità. Ieri ha messo in crisi da solo l’intera difesa del Barcellona (ottimo anche il lavoro di uno Shick apparso molto volitivo) e ha trovato subito il primo gol che ha indirizzato la gara verso i binari giusti.

 

L’augurio, a mente più fredda, è che l’impresa della Roma non resti una gemma isolata in questi anni di briciole per il calcio italiano, ma che sia da esempio: perché in essa c’è l’essenza del calcio. I marziani del Barcellona lo erano dopo il 4 a 1 dell’andata e lo sono tutt’oggi, visto che sono a un passo dal vincere la Liga, con 15 punti di vantaggio sul Real Madrid. Ma questo non è un buon motivo per non giocarsela, sempre e comunque. De Rossi e compagni hanno avuto la faccia tosta di provarci, e di riuscirci. Indicando una via sempre valida: bisogna crederci. Si può vincere o si può perdere, ma partire sconfitti non ha mai senso.

 

E chissà che a prendere esempio dai giallorossi non sia proprio la Juve, chiamata all’impresa oggi contro un altro avversario galattico. Servono 3 gol per la qualificazione. Impossibile o quasi. Come per la Roma di ieri sera.

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